Recupero Dati, ecco cosa non fare



Se ci si accorge che il proprio hard disk non funziona più e impedisce di accedere ai dati che sono contenuti al suo interno, la prima reazione che si sperimenta è quella di provare a recuperare i file da soli, magari cercando informazioni su Internet. Nella maggior parte dei casi, però, questa non è la soluzione più adeguata, dal momento che gli interventi fai da te, se messi in pratica da chi non è esperto o semplicemente da chi non dispone di strumenti adeguati, possono provocare più danni di quelli iniziali. Che cosa si può fare, allora? Il suggerimento è uno solo: rivolgersi a un laboratorio specializzato nel recupero dati e chiedere un preventivo per scoprire quanto potrebbe costare un intervento.

Perché gli hard disk smettono di funzionare?

A volte può capitare che un computer non riesca ad avviarsi a causa del mancato riconoscimento dell’hard disk al suo interno: sono molte, potenzialmente, le ragioni che possono aver arrecato dei danni al disco fisso. I file di Windows potrebbero essere stati compromessi da uno o più virus che hanno finito per rovinare il boot del sistema, per esempio; oppure ci potrebbe essere stato un urto accidentale tale da causare danni a componenti interne o alle testine. Cercando sul web delle soluzioni da mettere in pratica per recuperare dati, ci si potrebbe imbattere in suggerimenti che non sono molto sensati, ma che potrebbero essere scambiati come utili da chi non si intende di informatica.

C’è chi, per esempio, consiglia di dare dei piccoli colpi all’hard disk per farlo tornare di nuovo in funzione: questo suggerimento viene fornito a chi pensa di avere a che fare con un disco fisso che ha dei problemi lato hardware, come una testina compromessa che non è in grado di leggerne la superficie. Ovviamente questi colpetti non solo non risolvono nulla, ma addirittura possono peggiorare la situazione. Tra i falsi miti da sfatare c’è anche la raccomandazione di far cadere su una superficie piana il computer portatile: anche in questo caso non è difficile intuire che si tratta di un’azione ben poco intelligente. Da evitare anche il congelamento del disco fisso: non serve.

La camera bianca è una cosa seria

Spulciando tra i forum su Internet, non manca chi suggerisce di creare una camera bianca in casa. Per chi non lo sapesse, la camera bianca è un ambiente asettico che viene allestito – tra l’altro – nei laboratori per il recupero dei dati: si tratta di un locale in cui l’aria è estremamente pura perché filtrata, dal momento che qualsiasi particella che si dovesse depositare su un hard disk aperto finirebbe per rovinarlo. Ovviamente, per ripulire l’aria in questo modo c’è bisogno di strumenti specifici, che non possono essere riprodotti in una casa privata.

Per capire quali potrebbero essere gli effetti di un semplice granello di polvere appoggiato sulla superficie del disco fisso è sufficiente pensare al fatto che lo stesso gira a una velocità di più di 7mila rotazioni al minuto: incontrando un granello, la testina potrebbe compromettere e danneggiare il supporto in modo definitivo.