Lassativi, guida alla scelta ed uso



La stitichezza è un problema che affligge, in maniera cronica od occasionale, una gran fetta della popolazione. Come si rimedia?

La stitichezza: cos’è

La stitichezza è la condizione per cui, seppur in un ambito di buona salute, l’evacuazione delle feci è rara e, quando accade, dà produzione di feci scarse, dure, difficili da espellere e lascia con una sensazione di non totale svuotamento e soddisfazione.

Si parla di stitichezza quando il numero di evacuazioni scende sotto le due alla settimana e quando, anche con un lasso di tempo ampio tra una e l’altra, la produzione è scarsa.

Le cause della stitichezza

La stitichezza non è una vera e propria patologia ma, in alcuni casi, può essere un sintomo strettamente correlato ad una malattia già conosciuta e conclamata:

– malattie intestinali o nel post-intervento di escissione di un tratto intestinale
– paralisi e, quindi, immobilità, anche temporanea, ad esempio dopo un intervento di ortopedia o nel corso di allettamento
– alcune malattie autoimmuni o degenerative

La stitichezza in un individuo sano, invece, può dipendere da:

– alimentazione disordinata, povera di fibre e acqua
– stile di vita irregolare e insalubre
– stress

I sintomi della stitichezza

Quando si soffre di stitichezza, ci si trova a convivere con una serie di sintomi piuttosto fastidiosi. La loro gravità varia, sia in base alla soglia di sopportazione personale, sia in base al livello di serietà della stitichezza. Tra i fastidi che si possono sperimentare, durante un periodo di stitichezza, ci sono:

– dolore addominale, anche severo, spesso crampiforme, generalizzato al basso addome
– gonfiore addominale, con meteorismo
– nervosismo, a causa dell’accumulo delle tossine
– manifestazioni a carico della pelle: brufoli, acne, eczemi
– senso di gonfiore, diminuzione dell’appetito, alito cattivo, gengiviti, afte in bocca

Come si cura la stitichezza?

La stitichezza si cura, innanzitutto, cercando di un instaurare uno stile di vita sano, che preveda un’alimentazione ricca di fibre, un’adeguata idratazione quotidiana, un po’ di attività fisica giornaliera e la riduzione dello stress che, quasi sempre, tende a somatizzare con disturbi a livello della pancia.

Per risolvere gli episodi acuti e trovare sollievo, si possono assumere dei lassativi. I lassativi sono farmaci da banco che, agendo in base al principio attivo di cui sono composti, stimolano l’evacuazione e ripristinano il benessere. Vanno, però, usati con criterio e cautela: esagerare porta ad assuefazione e potrebbe addirittura, nel tempo, peggiorare la situazione.

Intanto consigliamo di risolvere il problema in modo farmacologico con dulcolax compresse.

Uno stile di vita sano contro la stitichezza

Se si tende ad essere stitici, la prima cosa da fare è modificare l’alimentazione. I cibi che promuovono il transito intestinale sono quelli ricchi di fibre. Le fibre non vengono digerite: si gonfiano, nell’intestino, richiamando acqua e producono una massa morbida e scivolosa, che aiuta l’espulsione facile delle feci, mantenendo l’intestino sgombro e pulito.

Le fibre si trovano, principalmente, nei cereali integrali, nella frutta e nella verdura, sia cotta che cruda. Alcuni alimenti possono risolvere una situazione di stitichezza acuta. Sono le prugne, i kiwi e le patate. Le prugne secche, ricchissime di fibre, sono in grado di sbloccare una stitichezza acuta. I kiwi, se consumati molto maturi e in quantità di almeno tre frutti, anche. Le patate, grazie all’amido, formano una massa fecale morbida ed abbondante ed aiutano.

Un altro alimento, che andrebbe consumato giornalmente da chi tende alla stitichezza, è lo yogurt addizionato con prebiotici. Si tratta di fermenti lattici in grado di promuovere un’abbondante proliferazione della flora batterica e, di conseguenza, facilitare tutte le funzioni intestinali.

Non bisogna dimenticarsi di bere: la disidratazione comporta sempre stitichezza, perché priva le feci dell’acqua, rendendole dure, sabbiose e difficili da espellere. Bisognerebbe bere almeno 2-2,5 litri di acqua al giorno.

Infine, il movimento fisico. La sedentarietà è nemica dell’intestino, lo impigrisce. Basta una passeggiata, un giro in bici o una breve sessione di aerobica, ballo o ginnastica per notare i primi miglioramenti.

I lassativi: quali scegliere?

Il settore farmaceutico offre diverse tipologie di lassativi. I lassativi vanno usati solo al bisogno, evitando di farli diventare un’abitudine. Infatti, se si abusa di questi farmaci, si rischia di impigrire l’intestino e di peggiorare il problema. Quale lassativo scegliere? Noi consigliamo dulcolax compresse.

– lassativi meccanici: supposte di glicerina, clismi e clisteri. Agiscono a livello dell’ampolla rettale, staccando gli accumuli di feci e promuovendone l’espulsione. Sono indicati quando non si hanno dolori ma solo il cosiddetto “tappo” che impedisce la defecazione. Generalmente, non hanno effetti collaterali, se non bruciore e fastidio locale, che tende a migliorare nel giro di poche ore.

– lassativi osmotici: agiscono richiamando grandi quantità di acqua nell’intestino e creando masse fecali abbondanti e ricche di liquidi, che vengono espulse con facilità. Solitamente sono a base di lattulosio o mannitolo. Possono comportare crampi, diarrea, nausea e disidratazione, con aumento della sete e fauci secche.

– lassativi a base di integratori di fibre: sono ottimi prodotti, naturali e senza alcun effetto collaterale. Si prendono per integrare le fibre mancanti nell’alimentazione. L’importante è assumerli sempre insieme ad abbondante acqua.

– lassativi irritanti: agiscono stimolando l’intestino a contrarsi vivacemente. Funzionano molto bene, soprattutto nei casi di stitichezza che perdura da diversi giorni, ma possono comportare crampi, nausea e diarrea, che può protrarsi anche per 48-72 ore dopo l’assunzione.